Corriere della Sera/Brescia: David MOSS. “Brescia la mia casa, che energia Esposito”.

Corriere della Sera/Brescia: David MOSS. “Brescia la mia casa, che energia Esposito”.

Il Corriere della Sera, nella sua edizione bresciana, ha dedicato, a firma di Luca Bertelli, un ampio articolo a David Moss.

campione della Germani, alla vigilia del suo primo camp.Qui la versione integrale dell’articolo apparso venerdì 14 giugno

David MOSS
La stella della Germani: «Brescia la mia casa, che energia Esposito» Il personaggio.Il capitano si racconta alla vigilia del suo primo Camp

Qualunque appassionato di basket conosce David Moss, il più italiano (arrivò a Jesi nel 2007) tra i tanti (troppi) stranieri del nostro campionato. Ogni bresciano ne ammette la statura iconica: il capitano della Germani è diventato un simbolo che va oltre allo sport, riconosciuto dalla pensionata che lo incrocia in bici al supermercato così come dagli studenti che, nelle recenti marce a difesa del pianeta, hanno trovato in lui un alleato e un fotografo d'eccezione. Da domani, in attesa tra circa due mesi (il raduno dovrebbe essere fissatofri agosto) di tornare a sudare per il Basket Brescia, sarà di nuovo in palestra per insegnare la difficile arte della difesa a 24 ragazzi, scelti in tutta Italia per il suo primo Camp.

Ma qual è il segreto di un grande difensore?
«Uno solo. Lo esprimo in inglese: effort. Ossia lo sforzo. Deve volersi impegnare per la squadra. Tutto qui».

Sembra elettrizzato da questa nuova avventura.
«Mi piace molto l'idea di poter aiutare i giovani che hanno passione e voglia di lavorare: questi ragazzi verranno al mio Camp per crescere, lo trovo stimolante anche per me».

Quanto l'ha cambiata la paternità?
«Mio figlio ha appena 6 mesi, ma ha modificato il mio modo di osservare la vita: mi ha aiutato soprattutto a capire che uomo sono e che persona voglio essere in futuro».

E la prossima Germani? Come sarà?
«Sono sempre ottimista, ora ancor di più perché coach Esposito ha le idee chiare e ha portato un'energia nuova: quando ciò accade, ogni atleta cerca di superare i limiti e dare qualcosa di "extra" al gruppo».

Vi siete già incontrati?
«Sì, nei giorni della sua presentazione abbiamo parlato faccia a faccia. Ora ci sentiamo ogni tanto suWhatsapp».

Gli ha chiesto se rimarranno Laquintana e Abass (quest'ultimo cercato da Milano), al centro del mercato?
«No. Per me rimarranno, lo spero davvero: cambiare 5-6 elementi del gruppo ogni anno rende difficile trovare la chimica. Una grande squadra nasce dalle conferme e non solo dagli acquisti: quando puoi trattenere grandi giocatori come loro, devi provare a farlo».

Intanto è cambiato l'allenatore: i suoi "highlights" dell'esperienza con Diana?
«Lo scudetto del 2016, in primis. Dico scudetto perché la promozione dalla A2 vale come i campionati che ho vinto a Siena e a Milano: è il medesimo premio a un lavoro di squadra. Poi la stagione 2017-18, bellissima. Ci è mancato solo un trofeo, ma le emozioni provate con Andrea lungo il percorso sono indelebili».

Intramontabile
L'ala di Chicago, 35 anni, giocherà nel 2019-20 la quinta stagione in città: in Italia dal 2007, ha vinto lo scudetto sia a Siena sia a Milano

Si aspettava di vedere rimpiazzato il suo amico Simone Pianigiani, a Milano, da Ettore Messina?
«No. E non solo perché Simone è un allenatore capace, per il quale sono molto dispiaciuto. Pensavo che Messina rimanesse in Nba agli Spurs. Però chi può rinunciare a un'opportunità unica come quella offerta da Milano? Diventare presidente e allo stesso tempo allenatore è una cosa unica, sarà bello per il basket italiano e anche per lui».

Cosa le piace di Brescia?
«La tranquillità. Era esattamente quello di cui avevo bisogno nel 2016, quando mi sono trasferito qui: è arrivata al momento giusto della mia vita, dovevo trovare un posto così per concentrarmi solo sulla pallacanestro».

Però lei vive la città, com'è cambiata dal suo arrivo?
«Non c'era Elnos (sorride), già. Ma sono cresciuti anche i ristoranti e i negozi, vedo molti turisti di nazionalità diverse. In più ora c'è anche il Palaleonessa...è cambiata in meglio».

Trova invece che il razzismo sia aumentato in Italia?
«Domanda difficile (sospira). Esiste in tutto il mondo, non solo qui. Non posso preoccuparmi, bensì provare a far cambiare la gente: spero che qualcuno, conoscendomi, possa pensare che io sia una buona persona anche se non sono bianco. Così posso dare una mano. Ma sa cosa le dico? Sono fiducioso per il futuro».

Cosa glielo fa dire?
«Ci sono tanti giovani italiani che hanno capito il valore dell'amicizia e dell'inclusione, lo avverto. Loro hanno la voce per farsi sentire e per cambiare le cose: mi piace pensare che il mondo migliorerà».

Luca Bertelli

 

Il progetto

  • Prenderà il via domani, a Cervia, la prima edizione del David Moss Defense Camp (sponsorizzate da Be Around). Parteciperanno 24 atleti da tutta Italia, scelti dopo una selezione basata sul talento e sul rendimento
  • Sino a domenica 23 giugno, David Mosse. l'allenatore Andrea Mazzo (insieme allo staff sanitario della Germani) lavoreranno per la crescita dei giovani